Natura e Territorio

NATURA E TERRITORIO

L’acqua e la terra dei monti dell’Appennino basso pesarese sono, da sempre, fonte di primaria importanza: l’acqua e la terra dei fondali marini, come ci ricordano le numerose stratificazioni dell’ere geologiche; l’acqua e la terra come principali fonti di sostentamento per le antiche popolazioni preistoriche già presenti nel territorio; le vie di collegamento come l’antica Flaminia che seguiva spesso i corsi d’acqua; l’acqua e la terra degli Eremi, delle Abbazie e dei Monasteri. Sul territorio dell’Unione Montana del Catria e Nerone il legame a questi due elementi, l’acqua e la terra, rimane fortemente radicato, dalle origini della civiltà ad oggi.

Valorizzare questo patrimonio naturalistico e storico-culturale è obiettivo primario dell’Unione Montana con lo scopo di far conoscere luoghi di indubbio valore e interesse naturalistico e ambientale, ma anche potenziare la fruizione dei contenitori culturali che possono diventare, essendo molti di essi gli stessi Asili della Creatività riconosciuti dalla Strategia Aree Interne dell’Appennino del basso pesarese e anconetano, veri luoghi dell’accoglienza.


LE NOSTRE MONTAGNE


MONTE CATRIA

Vista Monte Catria da Monte Acuto

Il massiccio montuoso del Monte Catria costituisce la parte settentrionale dell’Appennino umbro-marchigiano, ed è formato da tre dorsali parallele con al centro quella principale del Catria (1701 m s.l.m.) – Acuto (1668 m s.l.m.) – Tenetra (1240 m s.l.m.). Dal punto di vista amministrativo il massiccio è compreso nel territorio delle Regioni Marche e Umbria e nei comuni di Cagli (PU), Cantiano (PU), Frontone (PU), Sassoferrato (AN), Scheggia e Pascelupo (PG), Serra Sant’Abbondio (PU).


MONTE NERONE

Monte Nerone

Il Monte Nerone è un’imponente montagna dall’inconfondibile profilo, situata all’estremo lembo nord dell’Appennino Umbro-Marchigiano, che si innalza fino alla quota massima di 1525 m s.l.m., cosa che lo rende il secondo rilievo più elevato della zona dopo il vicino Monte Catria. La conformazione e la notevole estensione rendono questo rilievo un vero e proprio massiccio, essendo presenti, oltre alla vetta principale, anche un gran numero di cime secondarie tra cui La Montagnola (1486 m s.l.m.). Dal punto di vista amministrativo il massiccio del Nerone rientra nei territori dei comuni di Cagli (PU), Apecchio (PU) e Piobbico (PU).


MONTE PETRANO

Il Monte Petrano è un luogo dalle peculiarità uniche all’interno del variegato panorama appenninico del territorio dell’Unione Montana, differenziandosi nettamente dalle vette limitrofe che pure lo sovrastano in altezza. La caratteristica saliente di questa montagna, infatti, è quella di essere un vastissimo altopiano con una quota altimetrica superiore ai mille metri (1162 m s.l.m.), dotato di una vista panoramica unica su tutti quattro i lati. Il complesso montuoso del Petrano è ben delimitato rispetto ai vicini massicci del Catria e del Nerone, separato da essi dalle profonde valli del Burano e del Bosso, e rientrante amministrativamente nei comuni di Cagli (PU) e di Cantiano (PU).


LE NOSTRE RISERVE NATURALI


Riserva naturale regionale del Furlo

La Gola del Furlo

La Gola o passo del Furlo è una gola situata lungo il tracciato originario della antica via consolare Flaminia, nel tratto in cui questa costeggia il fiume Candigliano, affluente del Metauro. La forra si è formata tra il monte Pietralata (889 m s.l.m.) e il monte Paganuccio (976 m s.l.m.), grazie alla forza erosiva del fiume Candigliano: l’erosione nei millenni ha raggiunto una notevole profondità, che tuttavia attualmente non è più visibile a causa della diga, costruita nel 1922, che ha ridotto l’impetuoso corso d’acqua a un placido lago. Per consentire un più agevole passaggio di persone e veicoli, fu fatta scavare, dall’imperatore Vespasiano, una galleria nel punto più stretto della gola che fu detta “petra pertusa” o “forulum” (piccolo foro), da cui “Furlo”; accanto a essa si trova un precedente varco di epoca etrusca, e una piccola chiesetta, detta della Botte, un tempo abitata da un eremita. Al disopra dell’ingresso nord-orientale è ancora visibile l’iscrizione di Vespasiano, che stabilisce il compimento dell’opera tra il 76 e il 77 d.C. Negli anni ‘30 la Guardia Forestale locale, con un’opera di scavi e costruzione di muretti, riprodusse sulle pendici del monte Pietralata, a ridosso della gola, il profilo di Benito Mussolini, che attraversava spesso la gola nei suoi spostamenti tra Roma e il nord Italia. Il monumento, che fu minato e distrutto su ordine diretto di Winston Churchill, dai partigiani durante la guerra, è ancora oggi parzialmente riconoscibile.


Riserva naturale Bosco di Tecchie

La Faggeta

Al giorno d’oggi poche sono le aree boschive rimaste realmente intatte: Tecchie è una di queste. Questo bosco appare come un grande orto botanico naturale, vivo e vegeto, con piante grandi e piccole, giovani, vecchie o morte; vi convivono faggi secolari e piante effimere, muschi millimetrici e giganteschi cerri alti oltre trenta metri, Iil tutto in una complessa ed elegante armonia.

Quasi tutti i sentieri attraversano piccoli fossi, mentre il punto più basso del Parco è segnato dal torrente principale che scorre vigoroso, qui è possibile incontrare la rara salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata) e la caratteristica salamandra pezzata (Salamandra salamandra).

A livello faunistico sono presenti specie predatrici come la volpe, la faina, la donnola, la poiana, il gheppio, l’allocco, il barbagianni, il gatto selvatico e il lupo, specie che stanno ad indicare la presenza di una buona disponibilità di prede quali: lepri, scoiattoli, ghiri, moscardini, topi selvatici e arvicole. Rilevante è la presenza dei picchi, dovuta all’abbondanza di alberi maturi e piante secche, ed in particolare del Picchio Verde (Picus viridis) che è possibile vedere volare veloce sotto la compatta volta arborea della cerreta, oppure sentire nel suo tambureggiare sugli alberi morti.

II Parco Naturale del Bosco di Tecchie è stato istituito con delibera comunale del Comune di Cantiano n° 81 del 22 maggio 1986 dopo una lunga battaglia che ha visto protagonisti oltre al Comune, le principali Associazioni Naturalistiche presenti nel territorio, la Comunità Montana del Catria e Nerone, la Provincia di Pesaro Urbino. Al Comune si riconosce il merito di aver portato avanti un ambizioso progetto, sia dal punto di vista culturale, che scientifico e naturalistico.


LE NOSTRE ACQUE


Il Fiume Burano

Le Caldare tra Cagli e Cantiano

Il fiume Burano nasce fra il Monte Cerrone e la Serra di Burano, in Umbria. Il suo corso si muove parallelo all’antica via Flaminia creando una gola dalle suggestive emergenze naturalistiche e geologiche. La natura qui ha lavorato per millenni, scavando rocce, originando grotte e balze, creando paesaggi di grande suggestione. Non di meno ha fatto l’uomo, nel suo tentativo di dominare l’imperioso corso delle acque, costruendo maestosi ponti le cui vestigia contribuiscono a creare scenari dal fascino millenario. Anche il Burano offre le sue fresche acque a chi voglia immergersi in una natura incontaminata, e per gli amanti della pesca no kill che ritrovano qui una vasta varietà di specie tra cui la trota Fario e il Vairone. Il Burano si congiunge al Bosso in corrispondenza del Ponte Mallio, una delle più importanti costruzioni romane del territorio, per poi confluire nel fiume Candigliano, affluente del Metauro.


Il Fiume Bosso

Le Gole del Bosso a monte di Cagli

Affluente del fiume Burano, nasce dall’unione dei torrenti Certano, Giordano e Fiumicello, che si incrociano nell’abitato di Pianello (frazione di Cagli) ed è popolato da trote Fario, Cavedani, Barbi e Vaironi, un paradiso per gli amanti della pesca no kill. Nel tratto di percorso (lungo circa 15 chilometri) all’interno di una valle stretta e boscosa, nell’affascinante contesto paesaggistico e rurale dell’entroterra marchigiano, il Bosso si presenta come un tipico torrente appenninico di bassa quota. La sua portata idrica varia notevolmente a seconda delle stagioni e delle precipitazioni, raggiunge quindi la massima piena e pescosità nel periodo primaverile e di inizio estate quando flora e fauna si propongono in tutta la loro bellezza. Caratteristici e pittoreschi sono alcuni tratti dove il fiume forma piccoli canyon, forre, cascate, scivoli calcarei e piscine naturali, meta per molti amanti del fiume che d’estate approfittano dell’acqua fresca e della natura incontaminata per cercare ristoro e divertimento.


Il Fiume Cesano

Il Cesano alla sorgente

Il Cesano nasce nel Comune di Serra Sant’Abbondio, vicino allo storico Monastero camaldolese di Fonte Avellana, sul monte Catria, a circa 1000 metri e sfocia nel mare Adriatico nella località Cesano di Senigallia. Scorre nell’omonima valle marchigiana, facendo da confine tra la provincia di Pesaro e Urbino e la provincia di Ancona. Il suo nome latino era Suasanus perché attraversava la città romana di Suasa. Scorre interamente nella provincia di Pesaro e Urbino, al contrario di Metauro e Foglia che hanno entrambi le sorgenti in Toscana. Sotto il suo letto è stata scoperta una foresta fossile risalente a 50.000 anni fa. La presenza dell’uomo nella valle del Cesano viene fatta risalire al paleolitico grazie ai ritrovamenti di fondamenta di capanne, utensili in selce e tombe.


GROTTE E FENOMENI CARSICI


Fondarca

Tra le numerose meraviglie offerte dal Monte Nerone, Fondarca occupa sicuramente un posto di assoluto rilievo, meta frequentatissima di appassionati e curiosi. Trattasi di una notevole formazione carsica creatasi mediante l’azione degli agenti atmosferici, che hanno provocato il crollo della parte superiore di una vasta caverna, generando un grande anfiteatro circolare a cielo aperto, con pareti alte più di dieci metri, al cui ingresso è rimasto uno spettacolare arco roccioso che sembra fungere da portale d’ingresso al sito.
Le verticali pareti interne sono utilizzate come “Palestra di Arrampicata“, con diverse vie attrezzate che consentono agli appassionati di allenarsi in uno degli ambienti naturali più belli delle Marche. Fondarca è raggiungibile, partendo dal piccolo borgo rurale di Pieia, mediante un tratto del Sentiero Italia, dopo circa 20 minuti di cammino relativamente agevole.


Balza Forata

Luogo di particolare impatto è la Balza Forata. Di origine carsica, una vertiginosa parete rocciosa sulla quale è presente una grossa frattura, detta anche “Foro della Madonna” (da una leggenda che narra come la Santa Vergine abbia forato la parete con una pagliuzza, facendo filtrare la luce nella valle sottostante), da cui si gode tra l’altro di uno spettacolare panorama sull’abitato di Piobbico. Ai lati del foro, sono presenti diverse vie attrezzate per i praticanti dell’arrampicata sportiva. La zona, particolarmente impervia, si raggiunge mediante uno dei più interessanti sentieri del comprensorio del Monte Nerone, di difficoltà piuttosto elevata ma altamente appagante per gli escursionisti dotati di una certa esperienza.


Grotta delle Tassare

La Buca Grande è una notevole dolina che raggiunge la ragguardevole profondità di 40 metri, con strette pareti che precipitano in perfetta verticale fino al fondo, dove spesso si trovano accumuli di neve, residui dell’inverno, fino a stagione estiva inoltrata. L’apertura della voragine ha un diametro di circa una decina di metri, dopodiché vi è un restringimento e quindi un nuovo allargamento con l’inizio del tratto verticale. L’entrata si trova sui prati della cresta dei ranchi, ed è stata messa in sicurezza con un recinto di filo spinato, dal momento che, soprattutto in presenza di neve, l’imbocco potrebbe mimetizzarsi con il paesaggio circostante e la dolina potrebbe rappresentare un pericolo. Anche questa formazione, analogamente alle precedenti, è raggiungibile mediante uno dei sentieri della vasta rete sentieristica del Monte Nerone, il numero 27.


SENTIERISTICA


Il Monte Catria

Il Monte Catria da punto di vista escursionistico, offre una varietà di itinerari davvero degna di nota, con sentieri di diverse difficoltà che attraversano il massiccio su tutti i suoi versanti, permettendo esperienze incredibilmente diverse tra loro, pur trovandosi sulla stessa montagna.

Tra i sentieri sono da segnalare il tratto del Sentiero Italia, che attraversa la montagna da Cantiano fino a Fonte Avellana, il Sentiero Frassati delle Marche, un percorso di 23 chilometri tutto a mezza costa immerso nei boschi del versante nord, ma anche la Grande Traversata del sentiero 75, che taglia in due il massiccio passando per le vette minori, oppure i sentieri 29 e 56, che passano per le affilate ed emozionanti creste del Corno di Catria e della Balza degli Spicchi.

Ogni itinerario,  presenta qualcosa di diverso, paesaggi unici e bellissimi immersi in un ambiente dove il tempo sembra essersi fermato.


Il Monte Nerone

Il Nerone, come il Catria, presenta una vasta rete sentieristica per gli escursionisti, che permette di toccare tutti gli splendidi luoghi citati in precedenza, con itinerari anche di notevole difficoltà, sfruttando l’ampio dislivello (circa 1200 metri) presente tra le pendici e la vetta.

La segnaletica dei sentieri, è recentemente oggetto di ripristino da parte della locale sezione del CAI, cosa che permetterà la riscoperta di percorsi di particolare valore, tra i quali spicca sicuramente il bellissimo sentiero n.1, che conduce da Piobbico alla vetta del Nerone passando per la Balza Forata, probabilmente il migliore di tutto il comprensorio.


Il Monte Petrano

Il Monte Petrano è servito da una buona rete sentieristica che si sviluppa soprattutto nei versanti, dove, all’interno dei boschi, il panorama cambia completamente rispetto ai dolci prati presenti in vetta, con passaggi di notevole valenza escursionistica.

Il principale percorso è un tratto del Sentiero Italia, che taglia tutta la montagna provenendo da sud, ovvero da Pianello (n. 72) e, dopo il passaggio in vetta, giunge fino a Cagli nel versante nord (n. 70), mentre è stato recentemente risistemato ed è perfettamente fruibile il bell’itinerario che proviene da Secchiano, il sentiero 74 (segnalato ora con il nuovo numero 274).

E’ infine presente un altro itinerario, il sentiero 71, che proviene da Pontedazzo (sul versante ovest) e completa una rete sentieristica che permette di conoscere la montagna da tutte le sue angolazioni.


La Riserva naturale Statale Gola del Furlo

La zona presenta un’ampia rete sentieristica composta da 12 sentieri recentemente risistemati, messi in sicurezza e dotati di segnaletica internazionale, che coprono tutta l’estensione del territorio della riserva, permettendo interessanti escursioni sia sul lato del Pietralata che su quello del Paganuccio.

I sentieri sono di diversa difficoltà, ve ne sono di più facili ed accessibili a tutti, così come di più difficili per la soddisfazione degli escursionisti più esigenti.

E’ degno di menzione il sentiero 449 che conduce dalla diga sul Candigliano fino alla Terrazza del Furlo, punto panoramico di eccezionale valore che permette una vista imperdibile, dall’alto, sulla gola e sulle sue spettacolari pareti calcaree